stories - Dadaab: a hope for climate refugees Kenya 2011
eng
Somalia is the country in the Horn of Africa most threatened by famine. A twenty-year war and the worse drought for sixty years have caused the most severe humanitarian crisis in the world today.
Nearly 2.85 million people urgently need humanitarian aid. Last July 20th, the UN declared regions of South Somalia to be in the grip of famine (the highest level of food emergency).
Thousands of Somalis are heading to the Dadaab camp, the largest refugee camp in the world, located in the north of Kenya, a few kilometers from the border with Somalia.
This facility was built to host 9 thousand people, but today over 380 thousand individuals live there, with new refugees continuously arriving after travelling for days in the search of shelter and food.
Hope lies buried there, in the shanties built by the desperation of those in flight from the famine that has hit millions of people in the Horn of Africa.
ita
La Somalia è il paese più minacciato dalla carestia del corno d’Africa.
Una guerra ventennale e la peggiore siccità degli ultimi sessant’anni hanno determinato il più grave disastro umanitario in atto nel mondo.
Circa 2,85 milioni di persone hanno bisogno urgente di aiuti umanitari.
Il 20 Luglio l’Onu ha dichiarato la carestia (il livello più alto dell’emergenza alimentare) nelle regioni del sud della Somalia.
Migliaia di Somali sono diretti al campo di Dadaab, il più grande campo profughi del mondo, situato al nord del Kenya a 80 chilometri dal confine con la Somalia.
Una struttura costruita per ospitare 9mila persone, ma ad oggi ne vivono oltre 380mila, con nuovi profughi che si aggiungono di ora in ora dopo aver marciato per giorni in cerca di salvezza.
Ma l’arrivo a Dadaab non è garanzia di sopravvivenza, soprattutto per i bambini, denutriti, malati e vulnerabili.
Nei campi profughi di Dadaab, in questo periodo di emergenza, muoiono in media 5 bambini al giorno, soprattutto per malnutrizione.
C’è poi il problema della registrazione dei rifugiati, da gennaio il numero giornaliero di profughi che raggiunge il campo di Dadaab è di circa 1.700, ma l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite è in grado di registrarne massimo 700 al giorno con tempi di attesa anche di un mese.
Non essere registrati significa non ricevere cibo, non usufruire di strutture sanitarie, non avere un posto dove stare per ricominciare a costruirsi una vita.
Il riscaldamento globale, l’aumento della siccità e la conseguente desertificazione, è un fattore determinante per l’immigrazione di milioni di eco-profughi nel mondo.
Secondo "The Environment and Human Security", i rifugiati ambientali sono circa 50 milioni e potrebbero raggiungere i 150 milioni nel 2050.
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